Annalisa Cima – Ezio Gribaudo – Logogrifi 1960 – 1998

Caro Gribaudo, il tuo logogrifo è da paragonare ad una forma di scrittura iniziale nella quale si ripercorrono i gradi di formazione dello spirito, come acquisizioni già deposte o momenti di una strada già percorsa. Nonostante si presenti sempre uguale, il logogrifo è caratterizzato da un mutamento incessante, un mutamento apparente che cela contenuti inalterati, fino ad arrivare alla conseguente struttura. Il logogrifo rappresenta l’unione tra la parola e la figura chimerica ed è bianco su bianco, quasi simbolo d’un mondo mitico. Nel gioco di corsi e ricorsi, attraverso le linee, l’elemento base cristallizzato diviene il bianco, e la congiunzione parola-simbolo riassume l’esperienza decisiva, descritta nella successione delle scoperte che avvengono lungo il tracciato dei segni. Il foglio, a volte limpido, a volte solcato, è sempre immutabile, inalterato, uguale e al tempo stesso diverso: rappresentazione d’un enigma, d’una allegoria. Il logogrifo non pone solo un problema insolubile, ma vuole essere l’origine del pensiero, del linguaggio e al tempo stesso la libertà del volere. Così la fragilità dell’ordine convenzionale è rotta, grazie al tracciato che sfida con formulazioni astratte le infinite strutture. Così tutte le verosimiglianze convergono in una forma autonoma e riassuntiva, una nuova esperienza di conoscenza netta e reversibile, in un gioco enigmatico che riproduce una parola, una frase, per mezzo di nuovi segni […].

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