Annalisa Cima – Gribaudo, Logogrifi 70

Il logogrifo è la forma di scrittura iniziale dove si ripercorrono i gradi di formazione dello spirito quali acquisizioni, già deposte, o momenti di una strada già percorsa. La validità è nel considerare come fenomeno, o coestensivo con lo stesso, questo adeguarsi al mezzo che porta ad esistere solo se ci si manifesta. Nonostante si presenti sempre uguale, caratterizzato da un mutamento incessante, resta tale nella conservazione: mutamento come struttura dal contenuto inalterato; manifestazione del fenomeno iniziante attraverso un prosieguo di alterazioni d’arte: da causa alterna a causa proseguente fino ad arrivare alla sua conseguenza logica come struttura nello scrivere. Il segno, inutile ricerca dell’espressione, trova un equivalente, cosi la scrittura diventa manifestazione, integrazione politonale nel senso delle volute come suoni. Questo linguaggio sensorio è fatto di inferenze ed ha l’intercambiabilità di tutti i mezzi evolutivi, contrapposto all’insostituibilità della materia geometrizzante. Il suo grado esponenziale è direttamente proporzionale alla base di istintività dalla quale si muove, un gioco di logiche e di alterazioni fatte per decifrazione di mutamento, e nel mutamento l’attingibilità di nuove e scontate ricurve, ritorno nel primo uso della scrittura ideografica. In questo giuoco di corsi e ricorsi attraverso la linea, l’elemento base cristallizzante è il bianco, il connettivo, la congiunzione colore-parola, così come nelle zone a priori spaziotempo divengono scrittura e luogo. È il luogo a volte limpido o solcato, ma sempre bianco immutabile inalterato, uguale e diverso piano di diversione per le linee stesse che lo compongono. E ciò evita la caduta in facili neologismi, per quel senso di integrante e di immutabile che l’arte ama avere per trovare la capacità di esprimersi virtualisticamente, ma non attraverso il nuovo per il nuovo. Tutto questo è valido fino a che i ritorni portano ad una disponibilità di pensiero, di azione convergente con la sintesi d’arte, e divergente nel ritorno a cose già sperimentate.

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