Biografia: 1929 – 1950

EZIO GRIBAUDO nasce a Torino il 10 gennaio del 1929. Come tutta la sua generazione, che la guerra sorprende adolescente o nella prima giovinezza, vive come un’immensa privazione le ristrettezze imposte dalla crisi bellica non solo alla vita materiale ma anche alla cultura e all’informazione. In questo periodo, grazie a una cassetta di colori ad olio regalatagli dal padre, dipinge però i primi quadri non su tela preparata ma su camicie usate. L’intensa curiosità per tutti i grandi protagonisti dell’arte moderna (in particolare per Henri de Toulouse-Lautrec) potrà essere parzialmente soddisfatta soltanto negli anni successivi al ’45, grazie ai testi pubblicati dalle edizioni Skira, con molte riproduzioni di opere d’arte; e grazie alla Biblioteca americana USIS, dove arrivano regolarmente i numeri della rivista Art News. Su queste pagine ”scopre” Jackson Pollock, Willem De Kooning, Hans Hofmann. Dopo dieci anni di isolamento culturale l’incontro con l’action painting e l’espressionismo astratto americano assume i connotati di un vero e proprio shock. Studia all’Accademia di Brera (1949-52) sotto la guida di Carlo Carrà, e contemporaneamente frequenta la Facoltà di Architettura al Politecnico di Torino (1950-52), dove segue uno stage con Carlo Mollino, docente di Composizione Architettonica; che con molto anticonformismo e un’informazione puntuale e aggiornatissima, avvicina gli studenti ai più attuali problemi dell’architettura contemporanea. Importante lo studio tecnico condotto in quegli anni, di analisi matematica e fenomenologia degli stili architettonici, che contribuirà a conferire un’aria peculiare, di rigore e razionalismo tipicamente modernista, a tutto il suo lavoro futuro. Serate a teatro o al cineclub universitario, dove vede i capolavori delle avanguardie russe come La madre e La corazzata Potemkin di Sergeij Eisenstein, o all’Unione Musicale, dove uno dopo l’altro passano Louis Armstrong e i massimi jazzisti americani dell’epoca. Conosce Umberto Eco, all’epoca studente di filosofia. Viaggi a Parigi (1947), dove visita il Louvre ”come fosse la Mecca”, a Mosca (1950) e a Bucarest (1953) per i Festival Mondiali della Gioventù. Da Bucarest compie un viaggio-pellegrinaggio per visitare la tomba del poeta latino Publio Ovidio Nasone, sul Mar Nero. A Mosca visita il Museo Puskin, dove ricerca invano le opere di Wassilij Kandinskij, ancora censurate dal regime. Riesce invece a vedere alcuni capolavori di Kazimir Malevic, conservati alla Galleria Tretiakova. In questi anni per esercizio copia dal vero molti quadri antichi. Fra i modelli prediletti i “teoremi” luministico-spaziali di Piero della Francesca e le sintesi classicistiche di Andrea Mantegna.

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