Biografia 1968

Allestisce una mostra personale alla Galleria de France a Parigi (presentato in catalogo da Renato Barilli) composta esclusivamente di logogrifi bianchi. Bianco che diventa in questi anni il suo colore più tipico e caratteristico, tanto da spingere Giorgio de Chirico a parlare di ”leucofilia” a proposito del suo lavoro. Logogrifi bianchi sono esposti anche presso la Galerie Zodiaque di Ginevra. A scriverne nell’introduzione del catalogo questa volta è Michel Tapié: ”A travers les mille chemins proposés par l’illimité des actuelles eclectismes, Gribaudo a trouvé sa rigueur dans un extraordinaire metier de gravure utilisant ce que l’outillage actuel a de plus sensationnel, et ceci, au lieu de l’attirer dans les pieges vains d’une inutile virtuosité, lui a fait faire des ceuvres qui ont la rigueur ascetique mais essentielle des artistes de la ‘metaphysique de la matière’ qui est la sensibilité magique d’une transmutation où l’estetique trouve son compte d’enchantement, dans le controle rigoreux d’une exceptionnelle technique au service d’une invention de structures lucidement decidées”. Mostre personali anche allo Studio d’Arte Condotti 75 di Roma (catalogo con testo di Giovanni Carandente) e alla Galleria Macom di Torino (presentazione di Piero Bargis) dove espone venti logogrifi bianchi con lamine d’oro, definiti, non a caso nel titolo stesso della rassegna Gli ori di Gribaudo. Altre esposizioni personali si tengono alla Galleria Viotti di Torino e alla Galleria del Centro di Vercelli. Per la Fratelli Pozzo nasce il primo grande volume monografico sulla sua opera: Ezio Gribaudo: ll peso del concreto, con riproduzioni di logogrifi bianchi su carta bouvard e testi di Michele Straniero, Renato Barilli, Katia Ambrozic, Lucio Cabutti, Giovanni Carandente, Giorgio Colombo, Enrico Crispolti, Andreina Griseri, Michel Tapie, Mercedes Viale Ferrero, Cesare Zavattini, Luigi Carluccio e poesie concrete di ventinove autori europei. Partecipa al Salon de Mai di Parigi e a due mostre collettive svoltesi rispettivamente presso il Museo d’Arte Moderna di Caracas e la Galleria Marino a Locarno e alla 2a Biennale Internazionale dell’lncisione, Pescia, Il fiore della grafica contemporanea. All’inizio dell’anno ritorna quasi segretamente alla pittura per eseguire alcuni d’après: il primissimo è un’opera-omaggio a Giorgio de Chirico, in cui gli antichi manichini metafisici ntrovano una nuova dimensione d’esistenza. In seguito ne verranno realizzati altri, dedicati ad altri artisti, ma senza quella continuità rigorosa che caratterizza un ciclo. Si tratta infatti più che altro di sperimentazioni linguistiche, di riflessioni sulla storia che soltanto molti anni più tardi acquisteranno un’evidenza veramente pubblica. Per le Edizioni Botero, una filiazione della Fratelli Pozzo nata nel 1968 (in cui escono solo due titoli), cura il volume Alberto Giacometti: le copie del passato, presentato da Luigi Carluccio e dedicato ai d’‘après realizzati dall’artista svizzero nel corso di tutta la sua vita e ispirati, fra le altre, da opere classiche, greche, sumere, di Rembrandt o Velasquez, fino a quelle di Cezanne, Van Gogh, Matisse. Per il Petit Palais di Ginevra cura il catalogo della mostra di Armand Guillaumin. Contemporaneamente il nuovo direttore de La Stampa, Alberto Ronchey, gli affida l’incarico di rifare il maquillage al quotidiano torinese, dandogli una nuova veste grafica.

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