Ezio Gribaudo | Biografia: 1970
Sito web ufficiale dell'artista Ezio Gribaudo
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Biografia: 1970

In questo momento, caratterizzato da un diffuso abbandono della pittura da parte della cultura artistica italiana, sente invece, al contrario, l’esigenza di riavvicinarsi ad essa, di effettuare un vero e proprio ”ritorno all’ordine” e ai mezzi tradizionali, pur continuando a privilegiare il bianco: come colore ma, ancora di più, come qualità di superficie, come materia dalla luminosità diffusa e incomparabile. Nonostante questa sorta di discontinuità nel lavoro, la produzione dei logogrifi continua pur subendo alcune varianti: per esempio l’utilizzo del polistirolo, sempre più frequente. Contemporaneamente esegue le prime sculture, all’inizio alcune maquettes in polistirolo poi (fino al 1972) bronzi. Di questo metallo lo attira soprattutto la nobiltà, la capacità, superiore a quella di quasi tutti gli altri materiali, di rimanere nel tempo. La sfida con i molti e sconosciuti problemi posti dalla fusione è quindi dovuta soprattutto alla volontà di superare la dimensione dell’effimero imposta dalla carta o altri materiali fragili e inconsistenti, e di affrontare invece una prospettiva di durata più vasta, tendente all’infinito. Le sculture, piramidi o combinazioni di superfici geometrizzanti, variamente graffite e decorate, non costituiscono comunque vere e proprie opere ”a tutto tondo” ma piuttosto piani moltiplicati esposti nello spazio. Le prime mostre personali dell’anno sono comunque tutte ancora dedicate ai logogrifi. Alla Galleria Torbandena di Trieste ne presenta alcuni in polistirolo (tutti pubblicati nel catalogo, edito per l’occasione, con un testo di Katia Ambrosic). Opere simili sono esposte alla Galleria la Nuova Loggia a Bologna (introdotte in catalogo da Renato Barilli): ma i fogli che le compongono sono qui incisi tanto profondamente da creare, nel gioco drammatico di luce e ombra, veri e propri altorilievi. Alla Marisa del Re Gallery di New York, presenta logogrifi colorati in esemplare unico, tutti siglati da CNY1 a CN24. Presso la Galleria dei Mercanti di Torino espone invece opere nuove, i Metallogrifi (accompagnati in catalogo da un testo di Enrico Crispolti): fogli di poliestere metallizzati ”trattati” con interventi successivi di combustione e di collage. L’effetto finale, materico, non è troppo dissimile da quello ottenuto da Burri nelle prime Combustioni. Dopo il passaggio torinese, i Metallogrifi sono mostrati a Genova, alla Galleria Pourquoi pas? (nel catalogo testo di Enrico Crispolti). Esposizioni personali di minore impegno si tengono anche alla Galleria Studio di Matera, alla Galleria San Giorgio di Portofino, alla Galleria PG3 di Albisola e alla Galleria Tinoghelfi di Vicenza. Infine, presso la Galleria Christian Stein di Torino presenta logogrifi realizzati appositamente per l’occasione in lamine di oro puro e argento. Per le edizioni All’insegna del Pesce d’Oro di Vanni Scheiwiller, viene pubblicato: Gribaudo. Logogrifi 70, in centocinquanta copie numerate, con un testo di Annalisa Cima. Partecipa alla Biennale Internazionale della Grafica di Firenze, al Premio Ramazzotti (Milano), e alla Biennale Internazionale della Grafica di Catania. Continuano i viaggi di studio e di lavoro: nell’amatissima Parigi, dove frequenta mostre e musei; a Londra, dove incontra Graham Sutherland; a Palma di Maiorca dove frequenta Joan Miro (a cui e dedicato il volume Joan Mirò, della serie ”Grandi Monografie” della Fabbri Editori, pubblicato questo stesso anno); in Perù, d’estate, dove continua la produzione di taccuini d’appunti e di schizzi, rielaborati poi nella cartella di grafica Machupicchu di sei tavole bianco su bianco ottenute con tecnica serigrafica e a rilievo in 25 esemplari edita l’anno successivo; a Roma, dove frequenta Giacomo Manzù, alla cui opera dedica una vasta monografia (Fabbri), uscita l’anno successivo. Per la Fratelli Pozzo pubblica Servizi in porcellana deocarfi da Wifredo Lam, con un testo di Mercedes Ferrero Viale. Inoltre inaugura una serie di opere dedicate a Torino, ai suoi musei e all’egittologia che vi è di casa come in nessun altra città italiana. I titoli dell’anno sono La satira nell’antico Egitto, di Silvio Curto; Torino: il Palazzo Reale, di Umberto Chierici; Torino: la Galleria Sabauda, di Franco Mazzini; Torino: l’armeria reale, dello stesso autore; e infine Piccola Guida alla Galleria Sabauda. Nasce un sodalizio con Giorgetto Giugiaro.