Biografia: 1976

Alla Galleria Sagittarius di Torino presenta un ciclo di quadri realizzati nellultimo biennio: i Cieli, inchiostri tipografici su carte intelate che, al di là dell’immancabile componente tecnologica contenuta già nello stesso materiale utilizzato, rivelano una Kunstwollen nuova, di qualità lirica, effusiva, sognante. E intensamente pittorica. Nella stessa mostra, presentata da Adalberto Chiesa, propone anche alcune sculture in bronzo, tutte esemplari unici. Opere simili, più flani, logogrifi su carta e in polistirolo, sono esposte anche in una personale alla Maison de la Culture di Saint Etienne (nel catalogo, edito per l’occasione, testi di Michel Tapié). Altre personali hanno luogo presso la Galleria Visconti di Lecco e la Galleria Floriana di Fossano. Partecipa all’Internazionale Grafica di Cracovia. Dopo diciassette anni lascia la casa editrice Fratelli Pozzo per dedicare più tempo al lavoro artistico. Questo passo non si traduce però in un definitivo abbandono dell’attività grafica, i cui stimoli continuano a risultare vitali per la stessa espressione artistica e propriamente creativa, e mantiene la direzione della collana le ”Grandi Monografie” della Fabbri, per cui questo stesso anno pubblica i volumi dedicati a Francis Picabia e a Renato Guttuso. Insieme all’architetto Andrea Bruno, progetta e costruisce il proprio studio in via Biamonti 15/B a Torino. Convince Peggy Guggenheim, con cui intrattiene dal 1963 un’amicizia nata in occasione della pubblicazione del catalogo completo della raccolta Guggenheim (La collezione Guggenheim, a cura di Nicolas e Elena Calas; Fratelli Pozzo), ad esporre una selezione di pezzi della propria prestigiosa collezione (che comprende anche alcuni logogrifi) alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino. L’evento, che riscuote un immenso successo, è ricordato dalla mecenate americana a p. 382 della propria autobiografia, Una vita per l’arte (Rizzoli, 1982): ”…Nel 1976 Ezio Gribaudo, editore del mio catalogo e del libro di Nicolas e Elena Calas sulla mia collezione, mi chiese di esporre la mia collezione a Torino, nel Museo d’Arte Moderna, del quale era uno dei curatori. Nel 1949 la città di Torino mi aveva invitato a tenere lì una mostra, ma all’ultimo minuto aveva ritirato l’invito senza alcuna ragione, dicendo semplicemente che la mia collezione era troppo moderna per loro a quel tempo: ciò costitui un’altra rivincita per me. Questa volta incaricarono due architetti moderni di sistemare la collezione. Comunque, la loro concezione della modernità fu di collocare tutte le sculture alla rinfusa, grandi e piccole insieme, su tavoli ricoperti di linoleum turchese: misero sui tavoli anche due Giacometti molto alti, che, per fortuna, riuscii a far sistemare per terra. Furono molto gentili con me… Torino è una città molto comunista e il Sindaco, comunista, mi ricevette nel modo più accattivante: mi offrì caviale e sandwiches di salmone affumicato, una grande scatola di orchidee e un libro sui tesori d’arte del Piemonte. Gli dissi che ero veramente contenta che i comunisti fossero stati eletti nelle ultime elezioni regionali. Sembrò piuttosto sorpreso di sentire quelle parole in bocca a un’americana, ma capì che preferivo i comunisti ai democristiani, che hanno rovinato l’Italia. Per tutto il periodo che rimasi a Torino venni scortata ovunque dall’assessore comunista alla cultura, Giorgio Balmas, e seguita da due poliziotti in automobile. Balmas mi spiegò che non era il tipo di mostra che il nuovo consiglio comunale intendeva organizzare, ma era troppo bella e non potevano rifiutarla. Loro volevano renderla molto polemica, al fine, immagino, di patrocinarla in quanto comunisti. La mostra ebbe ottantamila visitatori e fu anche prolungata di due settimane…”. Viaggio in Cappadocia, dove realizza un’importante serie di schizzi e di taccuini successivamente rielaborati.

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