Biografia: 1989

Il Palazzo Lanfranchi di Pisa gli dedica un’importante mostra antologica, Teatro della memoria e altre impronte, dove espone opere eseguite fra il 1963 e il 1988. Il catalogo, edito dalla Fabbri, è curato da Nicola Micieli. Vi sono presentati per la prima volta i Teatri della memoria: collage di logogrifi eseguiti anni prima, in seguito rielaborati e trasformati in immagini nuove. Per ribadire ulteriormente il significato di ritorno su un frammento già compiuto, e quindi ricordato, sottratto al passato, estrapolato (con un’operazione lirica sì, ma anche metalinguistica) da un contesto già conchiuso e definito in tutte le sue parti, queste opere presentano una doppia datazione. Interamente dedicate a loro sono le rassegne I Teatri della memoria, allestita presso la Galleria Salamon di Torino (in catalogo un testo di Michele Straniero e collages di poesie); e Gribaudo, un’ampia personale organizzata a Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dove espone 51 opere presentate in catalogo da Franco Farina, Michele Straniero, Andrea De Benedetti. È quest’ultimo a cogliere forse più acutamente di chiunque altro, il senso dell”’operazione” di Gribaudo: ”…Dislocando il ‘fuoco’ prospettico della psiche in uno spazio illusorio e reale insieme, in un ordito di sovraimpressioni, accumuli mnesici, ‘imprinting’ genetico, lo schema linguistico analitico e sincretico è ancora e sempre il BIANCO… a volte il pittore si avvale di un’antroponomia demoltiplicano come in un caleidoscopico futurista dinamico, per poi placarsi in sfumature tonali, quasi un ‘distinguo’ della Memoria a denotare il graduale allontanarsi dell’immagine e dei ‘suoni’ in una musicalità sopita e diffusa; momenti, questi, di vago intimismo infantile, Pascoliano-Freudiano, ‘alla ricerca di un tempo perduto’, teso al riannodarsi di una esistenza, sommatoria di infinite simultaneità… spazio ‘fonetico’ che corrisponde al linguaggio pittorico; voluta, arco, rapporto Pitagorico, mate-geometrico; mediazione e dialettica di contrari, nesso ‘oppositorum’; distinzione diacronica. Gli stessi dinosauri non sono una tematica isolata, ma si riallacciano alle radici dell’Essere. Il Passato era Bianco, il Presente è Bianco; il Futuro è Bianco; essenzialità che può incarnarsi in materiali aulici o in altri più rozzi o poveri, o meglio arcaici, come il gesso; o moderni, come il polistirolo, od antichi come la carta a mano fatta di fibre di stracci; anche qui brandelli di Storia ‘salvata’ o messa da parte. Ebbene mi sembra che tutta l’opera di Ezio Gribaudo riecheggi ‘simultaneamente’ materiali e pigmenti bianchi del passato e ‘simbolicamente’ desunti da varie civiltà e da varie epoche storiche… la ‘rete da pesca’ del pittore poeta tira su nettare; succhi cromatici evanescenti o arditi, polifonie settecentesche, diafani toni rosati, azzurrati o verdi, impastando ‘tolleranze’ meccanicistiche a ‘tolleranze’ cromatiche. La ‘contaminatio’ iconica si impreziosisce fino a perdere il peso delle cose; e le parole-velature-colori si fan ‘pietre’ d’una città-esistenza…”. Partecipa alla rassegna collettiva itinerante Artisti Italiani oggi, allestita a Lima e successivamente in Uruguay, e alla mostra storica i 4 Soli, tenutasi ad Alba. Realizza l’importante monografia Alberto Savinio (”Grandi Monogra-fie”, Fabbri). Per le stesse edizioni pubblica una monografia dedicata a Piero Guccione. Viaggio in Colombia con Fernando Botero, dove non perde l’occasione di realizzare un ricco ”diario” figurato.

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