Biografia: 1972

Alla Galleria Schwarz di Milano. Presenta esclusivamente metallogrifi, dalla superficie ricca e cangiante, che segretamente sembra quasi emulare la preziosità di antichi ”fondi oro”, o icone: in cui il manifestarsi del sacro non dà luogo a immagini ma soltanto a epifanie luminose. Opere, quindi, in un certo senso ”opposte”, a quanto le ha precedute, opportunamente descritte da Janus nell’intervallo critico pubblicato nel catalogo della rassegna: ”In fondo il pittore rimarrà sempre una specie di alchimista, faccia uso della ragione oppure della fantasia, e noi sospettiamo che nei recessi del suo subcosciente non sappia rinunciare a nessuna di queste due sirene… L’artista non sa distinguere tra l’irrazionale e l’assurdo da una parte e tra il razionale e il concreto dall’altra, e noi pertanto pensiamo che Gribaudo non faccia eccezione, attratto com’è da entrambi gli opposti della sua ispirazione. Sicuramente egli li ama entrambi e ce ne fornisce una prova filologica nella scelta della sua terminologia: logogrifi, saccogrifi, metallogrifi, ove il gusto della ricerca semantica non è disgiunto dall’attrattiva del mito e del favoloso”. Altre mostre personali si tengono alla Galleria Il Fauno Grafica di Torino, alla Galleria Pirra di Cuneo, e all’Abrams Gallery di Amsterdam. Partecipa inoltre alla IV Biennale d’Arte Grafica Italiana, Faenza, alla Mostra Arte Rassegna di Sovico, e alla IV Biennale Morgan’s Paint, di Ravenna, dove vince il premio-acquisto per la grafica. Con la Fratelli Pozzo pubblica la monografia Titina Maselli, di Jean Louis Schefer e tre titoli di egittologia: Der Papyrus 55001, di Jos Omlin, L’arte militare presso gli antichi egizi di Silvio Curto e La cappella di Maia di Mario Tosi.

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