Ezio Gribaudo | Testi e Articoli
Sito web ufficiale dell'artista Ezio Gribaudo
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Katia Ambrozic – Ezio Gribaudo il peso del concreto 1968

Surfaces blanches parsemées de reliefs, dont l’ombre anime le formes étranges, les transforme en îlots blancs sur une mer plus blanche encore, les aligne le long cles chemins sans fin, les fait respirer dans un espace où reigne le calme d’un ordre secret mais rigoureux. La conception artistique de ces curieuses compositions porte l’empreinte d’éléments qui ont fortement marqué l’enfance l’activite et l’imagination de l’artiste. Ce voyageur inlassable reste pourtant fidèle à sa ville natale dont l’urbanisme majestuel n’est pas étranger au souci de l’ordre qui émane de son oeuvre....

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Enrico Crispolti – Ezio Gribaudo il peso del concreto – 1968

Questi fogli di Gribaudo sollecitano eventualità, ipotesi di immagini, attraverso un procedere indubbiamente associativo (di suggestioni figurali e semantiche), se non sapientemente combinatorio. Tutta la vicenda del fotomontaggio dadaista, e poi, soprattutto, surrealista si è svolta sull’associazione di immagini crucialmente significanti, e che nuova carica semantica venivano ad assumere proprio appunto nella nuovissima frizione alla quale erano costrette: in risultati, almeno certo per quanto riguarda i fotomontaggi surrealisti giocati proprio sulla sorpresa che già aveva indicato Latreamont: “Bello come l'incontro fortuito...

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Giovanni Carandente – Ezio Gribaudo il peso del concreto – 1968

È da Mondrian che il bianco è diventato luce in pittura, mentre qualche anno prima, con Malevic assunse il ruolo della polemica. Forse con Arp e con Capogrossi esso riprese il senso antico dei rilievi romanici. Con Gribaudo è diventato personaggio. Null’altro sono, infatti, le impronte - negative = positive? - nelle “palinodie grafiche” di questi, che figurazioni emblematiche, come sui fianchi del Trono Ludovisi, nei merletti dei marmorari cosmateschi: tracce della memoria, sussulti di voci remote agglomerati del vento come la “rosa del deserto”. E dunque immagine, fgura, prima...

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Lucio Cabutti – Ezio Gribaudo il peso del concreto – 1968

Nell’attività di Ezio Gribaudo, l’opposizione tra l’ambiente naturale e quello tecnologico si risolve nettamente a vantaggio di quest’ultimo, ma senza escludere la possibilità di salvare, attraverso gli strumenti meccanici e la relativa spersonalizzazione, una libertà improvvisativa, inventiva ed emotiva, che ripropone una componente naturale, intesa questa volta come atteggiamento personale, come testimonianza di carattere: si tratta perciò di una posizione non romanticamente lacerata nel contrasto, ma propensa a una lucida conciliazione, che fa cadere l’accento sul nuovo ambiente artificiale e sulla strumentazione della produttività industriale, adoperando però le macchine come...

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Ernest Pirotte – 1967

Tout est géographie à qui le veut et l’art, pour peu qu’on se mette à le voir au travers de verres tricolores, peut faire fonction d’équipe de football ou de cyclistes. Attachez un petit drapeau à la palette de vos artistes et vous pourrez les voir défiler avec les militaires, derrière les fanfares et les enfants des écoles. L’orgueil des nations se met là où il peut et il suffit de quelques cornemuses braillant à la gloire du peuple le plus intelligent de la terre pour que nous commencions à...

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Pierre Restany – 1965

Il n’y a pas de révolution du regard sans une pro-fonde motivation logique correspondante. Au coeur de l’illusion non-figurative végétait le tourment, pressentiment inquiet, d’un stade plus profond de la matière, d’une autre dimension de la nature. Le microscope électronique nous a montré des neurones qui étaient des Mathieu, des éléments du cortex cérébral qui étaient des Pollock, des fibres utérines qui étaient des Nus de Fautrier. L’art abstrait, en tant que refus de représentation du récl, a épuisé ainsi sa motivation. Les Nouveaux Realistes on fait redescendre l’art sur...

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Albino Galvano – 1965

Non sappiamo se, dopo la ricognizione di queste opere recenti di Ezio Gribaudo, la critica non dovrà spostare l’accento dell’interpretazione da termini come “simboli a carattere intimistico”, “sottile elegia interiore”, “diaristica” “ambiguità fra presenza e ricordo” (abbiamo citato le parole di un esegeta tra i piu intelligenti e responsabili: Enrico Crispolti) a un discorso che sottolinei l’espandersi e l’articolarsi di quel “dettato interiore” ad una dimensione di epica delle immagini, quasi ad un eufuismo figurale tondo. Per lo meno, è in questo modo che ci pare di poter leggere l’assunzione,...

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Giuseppe Marchiori – 1964

Il Concilio Ecumenico, i grandi fatti della storia, possono ancora provocare qualche reazione positiva nella .fantasia degli artisti, che non vogliano essere soltanto degli illustratori “engagés”? Vacchi e Gribaudo, per quanto riguarda il Concilio, hanno già dato una risposta, ciascuno a suo modo, s’intende. Vacchi è un bolognese con tendenze pagane e blasfeme. Gribaudo, invece, tende a immettere il tema nella sua moderna esperienza di grafico e di pittore, pur tenendo conto della lunga storia di certi motivi, dagli affreschi del Trecento in poi, attraverso le vicende, scolpite e dipinte,...

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Andreina Griseri – 1963

Mentre il segno del tempo pare essere per davvero quello di un’età del malessere, Ezio Gribaudo per parte sua ha trovato un'àncora all’affanno pittorico, senza per altro instradarsi, come si suol dire, lungo i sentieri della pittura facile. Ora è una serie di studi, a riprova, quasi diario in margine a letture attuali, e si intitola al Concilio Ecumenico, come gli ori grattati del '62 erano stati un omaggio a New York, ai suoi grattacieli, a Fitzgerald. Avviene intanto che i fogli di taccuino riescono squisitamente trasposti per intimismo ammiccante,...

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Enrico Crispolti – Disegni e Parole – 1963

I passaggi più vivi della pittura e della grafica di Gribaudo sono nei momenti di più immediata e schietta designazione di simboli a carattere intimistici, come una sorta di sottile elegia interiore che situi in una dimensione particolare, quasi in una sospensione, il simbolo stesso, attutito in ogni sua sporgenza emblematica, e reso come distante, riposto in una zolla di pieno lirismo evocativo. Il simbolo riaffiora, in un certo processo effusivo, e non pretende d’imporsi emotivamente, come non ha provenienze d’ordine esterno ed empirico. Nasce infatti quasi da una riflessione...

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