Ezio Gribaudo | Eugenio Guglielminetti – Gribaudo Teatro della memoria
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Eugenio Guglielminetti – Gribaudo Teatro della memoria

A Ezio è come se chiudendo l’occhio sopraggiunto il torpore, la improvvisa cecità si rischiarasse di bagliori in movimento che sono riflessi di ombre e luci che vengono dall’anima. Ho sempre guardato ai fogli bianchi di Ezio, di carta preziosa, candide imprimiture sapienti di tecnica, ma soprattutto allusive di oniriche visioni. Al di là della evidente pulizia mentale, si nasconde tutto un mondo sensitivo di chi con sfumature le più diverse e fors’anche velate di malinconia, gioca con il dono della sua arte fantastica. Riaperti gli occhi, li richiudo ancora: non c’è più l’immagine biancastra, tutto è velato da segni come antichi graffiti che raccontano sensazioni talvolta angosciose, labirinti e architetture della memoria che sono incise profondamente nel suo animo. Un animo ricco di espressività che lo avvolgono e talvolta lo trascinano nel vortice di sensazioni arcane, vorrei perdermi in questo vagabondaggio poetico. Vorrei essere trattenuto nei suoi intrighi e correre verso l’infinito delle sue immagini che nascono dai sogni. Vorrei perdermi tra le polyphonie dei suoi sipari, diaframmi alla sua fantasia che non ha limiti, sipari che salgono ora a scoprire ora a celare un mondo di echi infantili. I suoi pacifici dinosauri rassegnati al declino, travolti dalla nebbia e dalla polvere, sono ombre da accarezzare. Eugenio Guglielminetti luglio 2002