Ezio Gribaudo | Giuseppe Marchiori – 1964
Sito web ufficiale dell'artista Ezio Gribaudo
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Giuseppe Marchiori – 1964

Il Concilio Ecumenico, i grandi fatti della storia, possono ancora provocare qualche reazione positiva nella .fantasia degli artisti, che non vogliano essere soltanto degli illustratori “engagés”? Vacchi e Gribaudo, per quanto riguarda il Concilio, hanno già dato una risposta, ciascuno a suo modo, s’intende. Vacchi è un bolognese con tendenze pagane e blasfeme. Gribaudo, invece, tende a immettere il tema nella sua moderna esperienza di grafico e di pittore, pur tenendo conto della lunga storia di certi motivi, dagli affreschi del Trecento in poi, attraverso le vicende, scolpite e dipinte, della Chiesa cattolica. In un momento di curiose polemiche sul lavoro di gruppo [qualcuno potrebbe rievocare la collaborazione anonima delle antiche botteghe), Ezio Gribaudo pensa di far tutto da solo, rivivendo in un presente ostile e difficile una grande realtà spirituale, espressa nei suoi simboli piu comprensibili. Paramenti istoriati, mitre vescovili e cardinalizie, berretti purpurei, sono i simboli tradotti in forme, come le note dominanti di una composizione, ogni volta diversa, costituita sulla tela, secondo un ritmo mutevole nell’accostamento degli elementi stilistici. Gribaudo sa impostare dei rapporti molto precisi di bianchi e di rossi, su uno spazio che è lo specchio di una particolare atmosfera pittorica. E bianche sono le mitre e rossi i berretti di seta, ma i riferimenti non sono realistici, come si potrebbe credere. Si tratta invece di immagini chiuse, dominate da un equilibrio autonomo, come nelle volte decorate di mosaici o di affreschi, di una iconografia meramente simbolica. I “muri” informali possono.diventare uno spazio aperto alle allusioni, agli eventi di una storia, che ha colpito l’immaginazione del pittore. Niente dunque è finito di un periodo che si volle a ogni costo concluso: i fenomeni si ripetono o si adeguano all’esperienza dell’artista che può farli rivivere nella propria visione. Questo è il caso di Gribaudo, che non va mai piu in là, che sa arrestarsi al limite giusto, pur tenendo conto dei più disparati apporti linguistici. Bisogna quindi diffidare delle categorie troppo rigide, perché gli artisti sanno accettare quanto a loro serve dalle direzioni meno previste: quel che conta è la sintesi che risolve e conclude. E la sintesi, offerta da Gribaudo, col suo Concilio di oggetti e di simboli, a noi sembra molto suggestiva, ricca di un fascino arcano, perché nel medesimo tempo è rappresentazione e allusione. Forse questo è il modo più legittimo di “rappresentare”, sulla linea di una tradizione mai sconfessata e sulle basi di una realtà artistica attuale. Gribaudo è un artista colto ed esperto, ma cultura ed esperienza gli servono appunto per dare alle immagini pittoriche quel senso di misura e quel tono di civiltà che troppi “arrabbiati” rinnegano oggidì, nel nome di una finta barbarie o di una finta protesta.